Prime impressioni in tema di autoriciclaggio e responsabilità degli enti da reato alla luce del D. Lgs n. 90/2017

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Prime impressioni in tema di autoriciclaggio e responsabilità degli enti da reato alla luce del D. Lgs n. 90/2017

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Con il D.lgs n. 90/2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 giugno 2017 ed entrato in vigore il 4 luglio u.s., il Legislatore ha dato attuazione alla Direttiva UE 2015/849 (IV Direttiva Antiriciclaggio) relativa alla “prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento al terrorismo”.

Il citato decreto ha inciso in maniera significativa sulla normativa antiriciclaggio e, in particolare, ha posto nuovi dubbi in tema di autoriciclaggio e responsabilità degli enti. Non è (più) chiaro se l’art. 72 D.Lgs 231/2007 includa ancora il reato di autoriciclaggio (art. 648 ter1 c.p.) nel novero dei reati presupposti alla responsabilità degli enti (cfr. art. 25 octies D. Lgs 231/2001).

È opportuno premettere che nell’art. 5 del decreto 90/2017 il Legislatore dichiara di voler introdurre una novella: in realtà, l’art. 25 octies D. Lgs 231/2001 era previgente, pertanto, non si comprende come mai il legislatore abbia utilizzato l’espressione “nel decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, dopo l’articolo 25-septies è inserito il seguente:

In ogni caso, è altrettanto evidente l’esclusione dall’art. 25 octies D. Lgs 231/2001 del reato di autoriciclaggio tra quelli che possono fondare la responsabilità degli enti. E, difatti, il nuovo testo introdotto dal D.Lgs n. 90/2017 recita: Art. 25 octies (Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di beni, utilità di provenienza illecita)

In relazione ai reati di cui agli artt. 648, 648 bis, 648 ter del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote. Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote.

Inoltre, la prima ed autorevole dottrina ha sostenuto che, a seguito delle modifiche introdotte, il reato di autoriciclaggio sia stato implicitamente abrogato.

Attraverso l’art. 5 D.Lgs n. 90/2017 è stato modificato anche il comma IV dell’art. 72 D.Lgs 231/2007 che ha introdotto dopo l’art. 648 ter c.p., l’art. 648 quater c.p. (Confisca) cancellando implicitamente l’art. 648 ter1 c.p. dal codice penale.

Si legge testualmente:

dopo l’art. 648 ter del codice penale è inserito il seguente articolo:  Art. 648 quater (Confisca).

Ebbene, una lettura rigorosa della norma lascia intendere che il Legislatore abbia voluto estrarre dal codice penale l’intero art. 648 ter1 c.p., facendo seguire all’art. 648 ter c.p. direttamente l’art. 648 quater c.p. in tema di confisca.

Tutto si è complicato quando, in data 28 giugno 2017, il Legislatore ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’avviso di rettifica n. 149, recante modifica all’art. 5 comma 3 del D.Lgs n. 90/2017, re-introducendo testualmente il riferimento all’art. 648 ter1 c.p. nell’art. 72 D.Lgs 231/2007 in relazione all’art. 25 octies D.Lgs 231/2001 ed all’art. 648 quater c.p.

A seguito del correttivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 28 giugno 2017, il contesto normativo è tornato quello originario: ciò, però, senza eliminare i problemi esegetici, ma viceversa, generandone di nuovi.

Alla luce del correttivo ex D.P.R. n. 217/1986, infatti, l’art. 25 octies D.Lgs 231/2001 è stato nuovamente modificato, nella rubrica, nel testo e nelle sanzioni come segue:

Art. 25 octies (Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di beni, utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio)

In relazione ai reati di cui agli artt. 648, 648 bis, 648 ter e 648 ter1 c.p. del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote. Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote.

Dello stesso tenore le modifiche sull’art. 648 ter c.p., a seguito delle quali viene posto nuovamente in sequenza con l’art. 648 ter1 c.p. e le modifiche sull’art. 648 quater, all’interno del quale ricompare il riferimento al delitto di autoriciclaggio.

Quindi: il D.Lgs 90/2017 aveva implicitamente abrogato il reato di autoriciclaggio o, quantomeno, lo aveva testualmente escluso dai reati presupposti alla responsabilità degli enti ex D.Lgs 231/2001.

Il provvedimento correttivo (non di pari rango rispetto al D.Lgs n. 90/2017, in termini di fonti del diritto) avrebbe affermato l’esistenza del reato e la sua rilevanza ex d. lgs. 231/2001, re-inserendo (o meglio, confermando di fatto) una norma penale nell’ordinamento.

Il comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale avrebbe nuovamente inserito l’autoriciclaggio tra i reati rilevanti per gli enti. Al suo accertamento seguirebbe, altresì, la confisca obbligatoria (anche per equivalente) del prodotto o profitto.

Come anticipato, tuttavia, il correttivo, che peraltro ha evidenti effetti in malam partem, non è stato emanato sulla base di validi presupposti.

Il D.P.R. n. 217/1986 all’art. 14 consente la rettifica nelle sole ipotesi di errori di stampa influenti sul contenuto normativo degli atti pubblicati e difformità tra il testo di un atto normativo promulgato o emanato dal Presidente della Repubblica e quello effettivamente approvato dal Parlamento o dal Consiglio dei Ministri. Il termine “rettifica” viene utilizzato, altresì, anche nella Gazzetta Ufficiale del 28 giugno 2017 nella parte in cui introduce il correttivo, specificando che la rettifica dà notizia dell’avvenuta correzione di errori materiali contenuti nell’originale o nella copia del provvedimento inviato per la pubblicazione alla Gazzetta Ufficiale.

Senonché, nel caso di specie, non ricorrono né un errore di stampa, né un mero errore materiale, ma piuttosto e (forse) volutamente il Legislatore aveva eliminato il riferimento  testuale all’art. 648 ter1. c.p. in diversi punti (rectius in tutte quelle parti nelle quali vi era un chiaro riferimento all’autoriciclaggio) del D.Lgs n. 90/2017. Non risulta nemmeno difformità tra il testo approvato e quello promulgato.

Esistono, quindi, due ipotesi ermeneutiche.

La prima. Il provvedimento correttivo non può spiegare efficacia di legge: così si può validamente ipotizzare che (tra l’altro) sia avvenuta una implicita abrogazione del richiamo all’autoriciclaggio, quale reato presupposto alla responsabilità degli enti, facendo riferimento all’originario testo del D. Lgs. 90/2017. Ne consegue che, sulla base della disciplina in tema di successioni di leggi (di natura penale) nel tempo, il nuovo art. 25 octies D.Lgs 231/2001 avrebbe (quantomeno) reso irrilevante l’autoriciclaggio ex d. lgs. 231/2001.

La seconda. Altrimenti opinando, ossia considerando efficace la correzione, il D.Lgs. n. 90/2017 (emendato) avrebbe introdotto una norma perfettamente uguale a quella esistente: questa lettura, però, svuota di significato l’art. 5, comma 3 del D. Lgs 90/2017. Questa ipotesi interpretativa deve essere considerata assolutamente residuale, secondo i canoni interpretativi condivisi.

L’unico dato certo è che il D. Lgs 90/2017 ha posto grandi dubbi sulla sorte dell’autoriciclaggio, soprattutto con riferimento alla sua rilevanza ex d. lgs. 231/2001.

SLS
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